9 luglio 2012

Perchè ho lasciato la Danimarca


Inizio col dire che questo post non riguarda me, ma un ragazzo che, dopo 4 anni in Danimarca, ha mollato tutto perchè questo Paese non faceva per lui. Le ragioni? Eccole raccontate in una interessante intervista rilasciata a Serate Italiane. Ne ho raccolto i passaggi salienti.

Perché te ne sei andato? 

Incominciamo dall’inizio, e parliamo del mio arrivo. Milano mi andava stretta e ho avuto occasione di fare un’esperienza di studio all’estero. Erasmus ’96-‘97, alla mia uni c’erano ancora pochi posti disponibili e tra questi anche Copenhagen… Fu un vero delirio per 10 mesi! Peccato che al mio ritorno dall’Erasmus, Milano e la vita in casa coi miei mi andassero ancora più strette. E così approfittai delle mie conoscenze per ritornare in Danimarca: senza un lavoro ma con tanto entusiasmo… E devo dire che la scelta è stata azzeccata. 

E poi? 

E poi ci sono rimasto per altri 4 anni. Ho iniziato la mia vita da adulto. Ho vissuto. Mi sono innamorato, mi sono lasciato, ho comprato un appartamento, ho avuto un lavoro ben retribuito e una vita sociale invidiabile. Ho anche terminato gli esami che mi mancavano per finire l’università. Non sembrano dei buoni motivi per andarsene… Si ma vedi, mi mancava qualcosa… 

Cosa? 

Mi sentivo straniero. E’ difficile descrivere la sensazione. Diciamo che non ero in sintonia con le persone che mi stavano intorno. Non tanto i miei amici, quanto proprio la gente che passa per strada. Hai presente quando cammini e cerchi di capire cosa pensa la gente? Io lo faccio spesso. E ti rendi conto che la gente pensa diversamente da te, si comporta diversamente da te nelle medesime situazioni… Ecco, io non c’entravo nulla coi danesi. Io ero e rimanevo italiano. Accettavo e comprendevo i loro modi, ma non riuscivo a farli miei. 

Eppure stavi bene… 

 Si stavo benissimo, ma iniziavo ad annoiarmi. Ero all’apice della mia vita ma sentivo anche che presto avrei esaurito gli stimoli. Sai, non mi aspettavo stimoli dall’esterno, così dovevo crearmeli. Ma la Danimarca vissuta da straniero aveva esaurito il suo compito… Come nuova sfida avrei potuto trasformarmi in “danese”, fare mio il loro modo di vivere e stabilirmi definitivamente lì. Ma non ho voluto farlo. Di certo non mi vedevo a 45 anni, ubriaco già sull’aereo che mi portava in vacanza con Apollo Rejser in Andalusia! A confronto, gli italiani che pretendono la pasta col parmigiano anche all’isola di Papua sono dei gioielli! Insomma, al di là degli stereotipi, mai e poi mai avrei accettato di lasciare la mia italianità. E così me ne sono andato. Alla ricerca di nuovi stimoli. 

Lasciando tutto quello che di bello avevi? 

Sì, a malincuore ho lasciato grandi amici e anche una certa stabilità economica. Mica roba da niente… 

(...) 

Cosa ti manca della Danimarca? 

Te l’ho detto prima: a Copenhagen ho lasciato una parte di me. Gli amici e un totale di 5 bellissimi anni della mia vita. Provo emozioni intense ogni volta che ci ritorno. Però di specifico… Forse i poelse con ristet loeg o il kebab alle 5 di mattina uscendo dal Vega. 

Cosa non ti manca assolutamente? 

Non lo nascondo, ci sono cose dei danesi che non ho mai sopportato, ma non tanto quelle tipiche, tipo il cibo, il freddo, e cose così… Dei danesi non ho mai sopportato l’ipocrisia che a volte affiora. Esempio: al supermercato tutti fanno la coda, ma se apre una nuova cassa quello in fila dietro ti si fionda davanti e magari spinge pure la vecchietta di turno. E ogni volta mi chiedevo: “Ma voi le regole le rispettate perché siete davvero civili o solo perché avete paura ad infrangerle?” E poi mi dava parecchio fastidio il loro essere a volte superficialmente saccenti (avevo già pubblicato un altro blog sull’argomento). Non tutti, eh. Ma tanti hanno quell’aria da professori che ti puntano il dito contro se fai qualcosa di sbagliato. Superficiale, perché come detto la vita in Danimarca è facile e questo porta a dare facili giudizi, ad avere un atteggiamento di superiorità non per meriti propri, ma solo della società in cui si vive. Ti lascio immaginare quando davano giudizi sull’Italia!! Ed è per questo che ancora oggi sul blog mi altero facilmente se sento giudizi negativi sull’Italia dati così per partito preso. Ma ora basta parlar male, altrimenti passo per quello antipatico. 

Cosa hai trovato in Italia che qui mancava? 

Sicuramente lo stile! Gli uomini con calzini bianchi, sandali e magliettina bucata sono davvero OUT! E’ questione di educazione nei confronti di chi ti sta attorno (magari al lavoro). E la femminilità delle donne italiane. Insuperabile. Chiamatemi borghese, ma la forma per me conta! Non dimentichiamo poi in ordine sparso: cappuccio e brioche, i baristi veloci (hai mai cronometrato quanto ci vuole per servire un cafè au lait al Sommersko?), la pizza (quella vera!) e lo stadio di San Siro colorato di Nerazzurro!

Potete leggere l'intervista integrale qui

4 commenti:

Giulia ha detto...

Si, ma se queste sono le sue argomentazioni allora che se ne rimanga in Italia per sempre! Come fai a non sentirti straniero se la tua nazionalità ti intralcia in continuazione? io non ho mai vissuto in danimarca anche se c'è l'intenzione, ma è un anno e mezzo che sto a barcellona e posso assicurare che nella calda penisola iberica non ci si sente tanto meglio, anzi, se consideri che loro stessi non si sentono spagnoli ma catalanes/gallegos/andaluces/bascos immagina quanto tu possa sentirti integrato...questo tizio dovrebbe smettere di lamentarsi che tutto gli va stretto, superare la propria "italianità" (non come i suoi amici del liceo che tanto ha criticato) e smettere lui stesso di vedere gli stranieri (nel suo caso i danesi) come tali, aldilà di chi sia il "padrone di casa"...perchè sennò si ritroverà a dover cambiare paese ogni volta che la novità è passata!

Lu ha detto...

Chi va in un paese straniero lo fa di solito per poter crearsi una vita dignitosa che al contrario nel paese di origini per sue o altrui mancanze non può realizzare.
Chi lo fa perché non sta bene con se stesso pardon, con i suoi, è destinato a ri-fare il nomade in qualsiasi posto vada.
Se dell'italia ammiri lo stile che evita alle persone di indossare i calzini bianchi e sansiro nero azzurro, invece che una società che premia la meritocrazia ed una collettività/stato che è veramente tale direi; che non hai problemi economici e puoi "campare bene" da per tutto anche nella repubblica delle banane, e che hai altre priorità rispetto ad un danese tipo e che in definitiva l'italia è il paese che fa per te.

lou baldi ha detto...

un tipico italiano

JT ha detto...

""""Sicuramente lo stile! Gli uomini con calzini bianchi, sandali e magliettina bucata sono davvero OUT! E’ questione di educazione nei confronti di chi ti sta attorno (magari al lavoro). E la femminilità delle donne italiane. Insuperabile."""""

Solo per questo ca...ti meriti di passare tutta la tua esistenza in italia...... Mi raccomando eh! Non ti muovere da milano! Stattene buono, buono lì....

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