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17 luglio 2013

Differenze tra Italia e Danimarca

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Se vi state chiedendo quali sono le differenze più marcate tra Italia e Danimarca. eccole qui sintetizzate in un elenco semiserio, da non prendere alla lettera.
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20 gennaio 2013

Differenze tra Italia e Danimarca

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L'inverno è una stagione difficile per noi Italiani, sia in patria che all'estero. Altri popoli, come quello Danese, però, si sono adattati a condizioni climatiche che molti Italiani ritengono ostili alla vita. 
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5 luglio 2012

Come vengono spese le tasse in Danimarca e in Italia

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La Danimarca è un Paese modello in fatto di tasse, welfare e spesa pubblica efficiente. Il sistema tributario funziona bene e la ragione non è solo che tutti i Danesi pagano le tasse ma anche che i soldi ricavati dalle imposte vengono spesi seguendo una logica ferrea ed lungimirante.
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18 giugno 2012

Sognare la Danimarca e scontrarsi con la burocrazia

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Gabriele, un lettore del blog (un caro saluto a lui ed un grazie speciale anche a tutti gli altri, siete i migliori!) mi ha scritto una e-mail molto carina sul suo sogno di trasferirsi in Danimarca, messo in stand-by a causa dei problemi collegati ai costi elevati dell'Università Danese per gli studenti non-europei ma anche all'impossibilità di ottenere velocemente la cittadinanza italiana nonostante (suppongo dal suo perfetto Italiano) viva nel "Bel Paese" da molto tempo. Nel frattempo, però, ci dice la sua sui Danesi, con cui è entrato in contatto grazie a degli scambi culturali.
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8 giugno 2012

Un amico torinese ci dice la sua... e intanto si prepara per un viaggio da sogno Copenaghen

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Mi fa sempre molto piacere quando i lettori mi scrivono e-mail come quella che mi ha mandato Renato, esprimendo le loro opinioni su quello che scrivo e su come l'essere Italiani o Danesi sia di certo una questione geografica ma anche, e soprattutto, una questione culturale e sociale.

Renato, torinese DOC, è un po' Danese perchè usa sempre la bicicletta per spostarsi, ma è costretto a confrontarsi con un'Italia che (purtroppo) riserva pochi spazi sicuri ed attrezzati ai ciclisti, scoraggiando così l'utilizzo di un mezzo ecologico, salutare e divertente. Ne avremmo di cose da imparare dai Danesi sotto questo punto di vista!

Ringraziando Renato per la sua simpatica e cordiale missiva digitale, gli auguro una piacevole vacanza nella splendida Capitale della Danimarca, che di certo saprà regargli nuove emozioni e nuovi spunti turistici, anche se non è la prima volta che la visita. Un saluto affettuoso. 


Mi complimento per il tuo bel blog che ho scoperto casualmente, esplorando il web, alla ricerca di qualche spunto di riflessione sulla vita quotidiana nella capitale danese e più in generale del "Danish Way of Life". Interessante conoscere il punto di vista di una italiana che vive dal di dentro la società danese, così come "gustosi" sono i raffronti tra i difetti proverbiali (ma spesso reali) dei due popoli.

Nel mio piccolo, abitando in una grande città italiana (Torino), con dimensioni paragonabili a quelle di Copenhagen, cerco di andare un poco controcorrente rispetto al quotidiano main stream culturale, mutuando alcuni comportamenti usuali nella capitale scandinava, primo fra tutti l'utilizzo della bicicletta per recarmi a lavorare (ho da poco aperto, nonostante la crisi una mia piccola attività commerciale di prodotti naturali nel centro storico di Torino).

Devo dire che nell'ambito delle grandi città italiane, pur distante anni luce dalle magnifica infrastrutturazione ciclabile di Copenhagen, il capoluogo piemontese consente la percorrenza dei velocipedi in relativa sicurezza in alcuni quartieri sulle piste ciclabili protette dal traffico automobilistico e, nelle ore di punta, ogni tanto i flussi delle bici che incrocio mi illudono per qualche istante di essere in una versione in salsa sabauda di una Norrebrogade...

Ahimè siamo ancora molto lontani dalla semplice e naturale sobrietà danese che, specie di questi tempi, l'Italia necessiterebbe adottare per meglio affrontare il presente ed il futuro. E allora sai che faccio? Mi concedo qualche giorno di relax verso la fine di Giugno (saranno poi le mie uniche vacanze per quest'anno) per immergermi nuovamente nelle atmosfere cittadine che tanto ho amato nelle mie precedenti visite all'ombra della Lille Havfrue.
Un caro saluto,
Renato

***

Se volete scrivermi per dire la vostra potete farlo tramite il form nella sezione Contatti oppure utilizzando all'indirizzo: danimarcaxtutti@mail.com
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4 giugno 2012

3 cose che i Danesi dovrebbero imparare dagli Italiani

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Dopo aver spiegato quali sono, secondo me, le 3 cose che gli Italiani dovrebbero imparare dai Danesi, faccio il giochetto al contrario. Cos'è che gli abitanti della Danimarca dovrebbero importare dalla cultura e dalla società italica? Ecco la mia personale Top 3.
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2 giugno 2012

3 cose che gli Italiani dovrebbero imparare dai Danesi

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Danesi ed Italiani sono diversissimi tra loro, in particolare sotto alcuni punti di vista come l'approccio all'alimentazione, la vita lavorativa e i rapporti interpersonali. Spesso mi diverto a criticare i Danesi per le loro "stramberie" (come le chiamo io) ma stavolta ho deciso di evidenziare 3 cose che gli Italiani dovrebbero imparare dagli abitanti della Danimarca.

1. Usare la bicicletta come mezzo di trasporto.


Lo so. In molte città italiane utilizzare la bicicletta nella vita quotidiana è quasi impossibile a causa della conformazione geografica e della sostanziale assenza di regole specifiche che tutelino i malcapitati ciclisti. Salite ripide, discese adrenaliniche e traffico impazzito non aiutano la diffusione della "cultura della bicicletta".

Qualche tempo fa, parlando con un ragazzo Danese che aveva studiato come Erasmus in Sicilia, ho scoperto quanto sia assurdo per gli stranieri scoprire che nella nostra Penisola non esistano, salvo rare eccezioni, né piste cicliabili né norme precise per i ciclisti. Torniamo al ragazzo Danese di cui vi dicevo. Lui mi ha raccontato che, quando era in Sicilia, sentiva la mancanza della sua amata bici. Alla fine decise di prenderne una usata per i suoi spostamenti quotidiani. Al primo collaudo è uscito di casa pedalando orgoglioso sulla "due ruote" italica. Il risultato? E' stato investito da una macchina che ha ignorato la sua segnalazione di svolta con il braccio. Ebbene sì: mentre me lo raccontava era molto rammaricato e mi ha detto che dopo quella brutta esperienza non ha più usato la bici in Italia per lo spavento. Come biasimarlo!

2. Dare poca importanza alle formalità.


Anche se non apprezzo molto gli estremismi (come indossare in ufficio i sandali col calzettone di spugna bianco sotto) apprezzo il sostanziale menefreghismo dei Danesi nei confronti delle formalità, come l'abbligliamento ultra-elegante a lavoro oppure i titoli onorifici che ci costringono, in Italia, a rivolgerci a persone importanti (o presunte tali) con formule del tipo "Eccellentissimo Dottor Avvocato Signor chissenefrega".

Viva i Danesi che si vestono come vogliono e che chiamano il loro capo, il loro avvocato ed il loro medico con il nome di battesimo, ma non per questo non rispettano chi hanno di fronte. 

3. La regola dell'8.


Questa è una delle tante regole non scritte della società Danese, ribattezzata da me "regola dell'8". La prima volta che sono venuta a contatto con tale regola ero arrivata da poco in Terra Danese e mi sono azzardata a chiedere ad una mia collega di allora un aiuto su una questione lavorativa mentre lei stava per lasciare l'ufficio e tornare a casa. Lei staccava alle 5. Saranno state le 5 meno 5 quando le chiesi: "Mi aiuteresti con una cosetta... bla bla bla". La risposta fu: "No, sto andando via. Stacco alle 5 precise...". Non vi dico come ci rimasi male, dato che a me era sembrata una cosa sgarbata ed inopportuna. Il favore che mi serviva era una cosa di pochi minuti.

Tra me e me pensavo: "Perchè non mi aiuta? Le avrò fatto qualcosa? Com'è stata maleducata!" Poi ho capito la ragione di tale comportamento. In Danimarca l'orario di lavoro è preciso al millesimo di secondo, non si resta in ufficio neanche un minuto in più del dovuto, anche se te lo chiede il capo. Questo perchè i Danesi hanno una vita super-impegnata: 8 ore di lavoro, 8 ore di tempo libero e 8 ore di sonno. Ecco la "regola dell'8" di cui parlavo (ovviamente si tratta di un'approssimazione). In questo modo, dopo le canoniche 8 ore di lavoro si hanno 8 ore da dedicare a famiglia, amici, sport, divertimento e hobby vari, prima di andare a dormire per altre 8 ore. La scaletta Danese mi piace e mi piacerebbe che fosse applicata anche in Italia.

Lo svago è, infatti, una componente importante e salutare nella vita di ognuno di noi e non va trascurata passando giornate intere a stressarsi a lavoro, magari sottopagati e trattati a pesci in faccia.

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21 maggio 2012

7 errori che i Danesi fanno quando cucinano o mangiano cibo italiano

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I Danesi si sono autoconvinti di avere una passione innata per l'Italia e per il cibo italiano. Peccato che le loro vere conoscenze sul tema sono abbastanza aleatorie e spesso basate su nozioni del tutto errate. Alcuni esempi? Ve ne propongo almeno 7.
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10 maggio 2012

Paesi più maleducati al mondo: Italiani peggio dei Danesi

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Skyscanner ha stilato la classifica dei Paesi più maleducati al mondo e indovinate un  po' dove si è piazzata l'Italia? In 8° posizione. Francesi, Russi, Inglesi e Tedeschi battono i nostri compatrioti. E la Danimarca? Con il suo 19° posto si piazza meglio dell'Italia. Ecco la Top 20 della classifica.
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6 maggio 2012

Differenze tra Italia e Danimarca: la parola ai Danesi

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Da quando ho aperto il blog ho ricevuto tantissime e-mail dai lettori. La maggior parte delle persone che ho avuto modo di "conoscere" tramite il blog e le e-mail sono molto carine e gentili, e non smetterò mai di ringraziare loro e gli altri lettori per l'affetto mostratomi.
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27 aprile 2012

Differenze tra Italia e Danimarca? Eccone una.

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Una delle differenze macroscopiche tra Italia e Danimarca è lo spirito più casual e alla mano delle personalità istituzionali e politiche. Date un'occhiata a queste foto e capirete di cosa sto parlando...
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9 febbraio 2012

Danesi versus Italiani: alle prese con le neve

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La neve che ha imbiancato mezza Europa negli ultimi giorni per alcuni (vedi: Italia) è sinonimo di "emergenza", mentre per altri (vedi: Danimarca) è qualcosa di divertente, romantico ed affatto sconvolgente. Per la serie Meanwhile in Scandinavia vediamo le opposte reazioni di Danesi ed Italiani di fronte alla neve.
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12 marzo 2011

Italia - Danimarca: 1 - 1 nella lotta al razzismo

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Italia e Danimarca stanno vivendo, anche se a chilometri di distanza e con grandi differenze in ogni ambito della vita (noi grazie alla sola presenza di Mr B. nel Paese avremo gatte da pelare per decenni), una situazione simile: un aumento dell'immigrazione e della multirazzialità nelle città sfogato nell'arrivo al potere di partiti di estrema destra di stampo nazionalista.

Che la discriminazione istituzionalizzata abbia inizio!

Follie promosse apertamente dal Dansk Folkparti (dal manifesto ufficiale del partito).

- Il Paese è fondato sul patrimonio culturale danese e, quindi, la cultura danese, deve essere preservata e rafforzata.
 
- La Danimarca non è un Paese di immigrati e non lo è mai stato. Per questo noi non accetteremo di essere trasformati in una società multietnica.

- La Chiesa Evangelica Luterana è la Chiesa del popolo danese.

- La Danimarca appartiene alla Danesi e i suoi cittadini devono poter vivere in una comunità sicura fondata sul rispetto della Legge.

- La famiglia è il cuore della società danese.


Razzismo e frasi infelici della Lega.

- Si alla Polenta, no a Cous Cous.

- "Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo!" (Borghezio)

- Giù le mani dal crocefisso: firma anche tu per difendere la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni. (Cartellone elettorale)

- "Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile." (Giancarlo Gentilini)

- "La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni." (Roberto Calderoli)

Mentre questi partiti, vedi Lega Nord e Dansk Folkparti (con i loro rispettivi leader Umberto Bossi e Pia Kjærsgaard), guadagnano voti, il razzismo e l'odio verso il diverso si diffondono a macchia d'olio.

Eppure su entrambi i fronti (ved. foto) qualcuno non ci sta. Ed io sono con loro!
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7 marzo 2011

La mappa dell'Europa vista dagli Italiani

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Ecco come gli Italiani vedono l'Europa. La Danimarca è definita da un'unica parola: "Vichinghi", ma non siamo un Paese che stereotipizza... no no! 
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25 gennaio 2011

Danimarca: cosa ne pensano gli Italiani?

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Ho trovato un video molto carino (accento degli italiani mentre parlano inglese a parte) intitolato Italians on Denmark. Volete sapere cosa ne pensato i miei compratrioti della cara, vecchia Danimarca? Godetevelo. A me ha fatto sorridere...


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21 gennaio 2011

L'Italia di Mr B. vista dall'estero

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Riporto un articolo pubblicato dalla Repubblica, Il giornale, mentre il Paese assiste inerme al governo della politica dello squallore, ha ricevuto 4 messaggi ogni minuto nella casella di posta aperta per l'occasione, inaugurando la rubrica "Vista da fuori". I lettori hanno così potuto scrivere e raccontare liberamente come l'Italia viene vista dall'estero. Che tristezza!
Italiani, ci dispiace per voi" Il Bel Paese mette tristezza.
Sono migliaia i messaggi dei lettori arrivati alla nostra casella email "vistadafuori", a raccontarci come l'Italia viene vista dal mondo. Tra sfottò e rassegnazione, ecco che cosa abbiamo letto. E il racconto continua...
ROMA - Quattro messaggi al minuto. Una tempesta di lettere che soffia dall'estero e arriva a raccontarci cosa si pensa dell'Italia oltreconfine, alla luce degli ultimi scandali che coinvolgono il presidente del Consiglio. Vistadafuori@repubblica.it 2 è una casella aperta a tutti gli italiani all'estero, a cui è possibile affidare la propria testimonianza dell'Italia di oggi.
Triste Italia. Le e-mail arrivano da tutto il mondo, ma come gocce di pioggia sembrano uscire da una stessa nuvola scura. E contengono tutte, ma proprio tutte, uno sfondo di malinconia, che spesso diventa tristezza e rassegnazione. Siamo in Europa, ma il nostro paese è percepito come un'entità distante. Giulia scrive dalla Francia: "Per noi è (io la definIrei così) una continua battaglia per la credibilità. Una nazione che riposa sopra i fasti del passato... Che tristezza per noi contemporanei! C'è una foresta di concezioni e, ripeto, purtroppo quelle positive poggiano principalmente sui meriti (artistici, culturali) degli italiani che ci hanno preceduto; di oggi non si vede altro che la bellezza del paesaggio (sebbene posta sotto grave minaccia) e la barzelletta politica".
Mariano scrive dalla Danimarca: "L'Italia è ormai considerata nord Africa. Il mio capo danese mi mostra la cartina geografica e ridacchiando mi dice che forse l'Italia è il pezzo che manca alla Libia...". Anche quando si prova a sdrammatizzare, l'effetto non è mai liberatorio. E sempre in ambito geografico, appariamo distanti anche da quei paesi che nelle barzellette, si usano come esempi di arretratezza. Luca da Londra: "Parlavo di Berlusconi con una ragazza. Lei dice: ma che razza di gente siete? Cacciatelo, cosa aspettate?...Ed io, scusa, ma di dove sei? E lei, "Mozambico".

L'Italia ha stufato. E così anche le barzellette non fanno più ridere. Almeno non gli italiani: Pierluigi racconta com'è la situazione vista da Bruxelles: "Drammatica per noi italiani, spassosa per i colleghi e amici stranieri. Al lavoro non passa giorno senza che colleghi lituani, polacchi, inglesi, belgi, tedeschi, sloveni e francesi mi fermino in corridoio per chiedermi l'ultima su Papi e le sue accompagnatrici". 
Claudio dalla Germania è più amaro: "Negli anni '70 alcuni tedeschi ci consideravano  inaffidabili e mezzi -mafiosi. Oggi, e per via delle varie vicende, i tedeschi fanno di peggio: ci ignorano". Insomma, l'Italia ha stufato. Come riassume Cuchu, dall'Olanda: "Che si dice dell'ennesimo scandalo che ha coinvolto Berlusconi? Le solite cose, le solite battute, i soliti commenti che noi italiani all'estero siamo costretti a sopportare da quando Berlusconi è Presidente del Consiglio".
 Un paese incomprensibile. Ad emergere però, oltre alle sensazioni 'a pelle' e al commento en passant, è la perdita di credibilità del nostro paese. "E non solo agli occhi dell'uomo della strada", scrive Paolo dalla Romania, "ma anche degli interlocutori istituzionali e dei partner commerciali. Un fatto che pone noi italiani all'estero in situazioni spesso di grave imbarazzo". E c'è una componente di mistero sul funzionamento delle istituzioni, che rende l'Italia un fenomeno unico. Sara da Londra prova a spiegare: "Qui non capiscono come Berlusconi possa parlare di intrusione dei magistrati nella sua vita personale per lo scandalo Rubygate. Perché non hanno la nozione politica di uno Stato in cui le cose pubbliche vengono continuamente usate per affari privati". E alla confusione istituzionale si aggiungono dubbi nulle normative vigenti: a Giulia che sta a Dublino, i suoi amici chiedono: "Ma in Italia e' legale fare sesso con le minorenni?".

Emilia da Barcellona racconta l'incredulità: "Qui la gente comune fa davvero fatica a pensare che il popolo italiano abbia scelto volontariamente di essere rappresentato da Berlusconi". Ma per Nikos, da Londra: "Lo si voglia o no, rappresenta l'Italia e gli italiani all'estero". Forse all'estero ci immaginano come figure mitologiche, come lascia pensare Alberto dal Messico: "Qui il personaggio del Cavaliere riunisce in una sola figura gli inganni di Bernie Madoff, la perversione di Mosley e l'allegria e irresponsabilità di Pulcinella".
Ignoranza e informazione. Ma dopo i dubbi, dallo sguardo straniero arriva una certezza: l'Italia è un paese disinformato. Ecco Francesco, a Madrid da cinque anni, che telefona ai genitori qui: "Una cosa per me sconvolgente é che ogni volta che chiamo a casa e dico ai miei “Ma avete sentito l’ultima su di lui?... Mai una volta che sappiano di cosa stia parlando! Devo dirglielo io dalla Spagna quello che sucede in Italia!". Marco, dal Regno Unito, ha preso le statistiche: "Ho fatto il conto dall'Annuario ISTAT: 17 milioni di persone hanno accesso, di fatto, soltanto ai sei canali televisivi per la loro informazione. Possono soltanto vedere i messaggi televisivi del leader come informazione. Hanno solo quello". "Berlusconi è un esempio di Governo al potere per il potere", dice Luca da Colonia, "e quando dice che l'Italia è il paese più bello del mondo per il tempo, il mangiare e le donne, insegna che c'è prima la bella vita, poi tutto il resto. Un esempio perfetto di cosa non è la Politica". In meno parole, lo stesso concetto espresso da Moreno dall'Irlanda: "In fondo, siamo il paese delle vacanze".
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